La Corte di Cassazione non riconosce l'esigenza dei figli degli immigrati di avere accanto entrambi i genitori come un motivo per bloccare le espulsioni. Aspre critiche da Terre des hommes e dalle altre associazioni impegnate nella tutela dell'infanzia
Lo scorso 19 gennaio una sentenza della Corte di Cassazione accoglieva il ricorso di un immigrato irregolare che contro la propria espulsione invocava l'esigenza di restare accanto ai propri figli in Italia. Nella motivazione della sentenza si sosteneva che "non può ragionevolmente dubitarsi che, per un minore, specie se in tenerissima età, subire l'allontanamento di un genitore, con conseguente impossibilità di avere rapporti con lui e di poterlo anche soltanto vedere, costituisca un sicuro danno che può porre in serio pericolo uno sviluppo psicofisico armonico e compiuto".
A distanza di appena tre mesi, la stessa Corte di Cassazione ribalta completamente quella valutazione e respinge con una nuova sentenza il ricorso di un immigrato albanese in attesa della cittadinanza italiana, con due figli minorenni regolarmente iscritti a scuola e la moglie già in possesso di permesso di soggiorno. Secondo i giudici, la sentenza del 19 gennaio è "riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore" e non considera "l'inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo" della legge sull'immigrazione. Di fatto, la Corte di Cassazione smentisce se stessa e fa prevalere le norme in materia di sicurezza sulla tutela del diritto allo studio dei minori. Secondo la nuova sentenza la frequenza scolastica e il normale processo educativo formativo non si possono considerare "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore" e rientrano fra le situazioni di "essenziale normalità".
Le maggiori associazioni impegnate nella tutela dei minori criticano aspramente la nuova decisione della Cassazione. “Questa sentenza ratifica l’incongruenza del nostro Paese con i principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia” dichiara Raffaele Salinari, presidente di Terre des hommes, “perchè privare i bambini dei propri genitori va contro il superiore interesse del minore che va sempre tutelato”. Secondo Federica Giannotta, responsabile advocacy dell’associazione, “nel nostro Paese da tempo ormai si antepone la logica della sicurezza a quella della tutela dell’infanzia. Il principio secondo cui la stabilità insita nella frequenza scolastica dei figli non possa costituire un ragionevole e sufficiente motivo per garantire la permanenza in Italia di un cittadino straniero immigrato irregolarmente non può essere condivisibile in una logica di protezione dell’infanzia che si fonda invece proprio sull’esistenza di relazioni solide tra un minore e l’ambiente famigliare e sociale circostante”.
Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, chiede che “i giudici che sono chiamati a decidere su queste questioni siano attenti al benessere del minore considerato nella sua totalità, quale stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di benessere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.
L'Unione degli studenti mette in evidenza i rischi per la tutela del diritto allo studio: “Lo studente migrante è uno dei soggetti con più forte rischio di abbandono scolastico, con percentuali di abbandono che in alcune aree sono estremamente elevate. La divisione del gruppo familiare non può che aggravare queste situazioni, minando la possibilità di una serena integrazione dal punto di vista psico-fisico ed economico”.
''Ogni bambino ha il diritto di avere a fianco i propri genitori nel suo percorso di crescita, che sia italiano o figlio di migranti'' è la considerazione espressa da don Luigi Ciotti. Secondo il fondatore di Libera e del Gruppo Abele, il diritto ad un sano sviluppo psicofisico ''non può riguardare solo alcuni aspetti, ma il benessere del minore in tutto il suo processo evolutivo, non solo fisico ma anche emotivo e psicologico. Avere al proprio fianco i genitori è un bisogno profondo ed è un diritto che deve valere per tutti”.
Tra i primi ad esprimere preoccupazione per la sentenza anche Navi Pillay, l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, giunta proprio ieri in visita in Italia, che più volte ha denunciato le nuove politiche in materia d’immigrazione, la pratica dei respingimenti e le condizioni di vita nei campi Rom nel nostro paese.
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