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La formazione e l'inserimento lavorativo dei giovani al centro di un convegno dell'Enaip
 
La formazione e l'inserimento lavorativo dei giovani al centro di un convegno dell'Enaip

L'ente di istruzione professionale delle Acli ha tenuto la sua assemblea nazionale a Cagliari, con un incontro pubblico che ha visto grande partecipazione di istituzioni e cittadini

L'esigenza di un profondo cambiamento nella formazione professionale, il superamento di divisioni ormai obsolete, la necessità di guardare alla persona e di formare individui realmente qualificati e pronti a entrare nel mondo del lavoro: su questo hanno insistito i relatori intervenuti al convegno pubblico dal titolo “Più formazione: per uscire dalla crisi e per rilanciare l'occupazione”, tenutosi giovedì a Cagliari in occasione dell'Assemblea nazionale dei dirigenti Enaip, l'ente nazionale Acli per l'istruzione professionale. Folta partecipazione di istituzioni e cittadini, a dimostrazione della crucialità del tema in un momento in cui, nonostante a predominare sia la preoccupazione per il lavoro, si è tenuto a ribadire che le due cose, lavoro e formazione, devono andare di pari passo e lavorare di concerto tra loro.
“Il ministero dell'Istruzione e quello del Lavoro si devono occupare insieme di formazione professionale” ha detto il presidente nazionale dell'Enaip Maurizio Drezzadore all'apertura dei lavori. Secondo l'Enaip, infatti, un'efficace azione formativa si rivelerebbe la risposta più efficace per contrastare gli oltre 2 milioni di disoccupati in Italia e per favorire il rientro dei lavoratori in cassa integrazione.

Desolante, infatti, il panorama nazionale dipinto dal presidente di Italia Lavoro Natale Forlani: “Gli indicatori del collegamento scuola-lavoro e gli investimenti per contratti di apprendistato e tirocini – ha detto – ci vedono agli ultimi posti. Siamo il mercato più vecchio d'Europa, i giovani vanno via eppure continuiamo a produrre un tasso di disoccupazione sempre più alto”. Importante, secondo Forlani, un cambio di percezione nel sistema della mobilità. “La mobilità – ha spiegato – ha conseguenze radicali sull'intera vita di persona, per questo, per l'umanesimo del lavoro futuro, dobbiamo pensare a una mobilità sostenibile, che guardi alla persona”. E alla persona dovrebbero guardare anche le politiche attive del lavoro (quelle, cioè, che incidono sulle opportunità occupazionali degli individui, specie dei soggetti a rischio, con il sostegno alla ricerca del lavoro, l'orientamento, i servizi pubblici per l'impiego, gli incentivi all'assunzione, le spese in formazione), “realizzando – continua Forlani – dei percorsi personalizzati e superando la vecchia concezione che vede una rigida separazione tra il sapere teorico e il sapere tecnico”.

Anche secondo Francesco Verbaro, segretario generale del Ministero del Lavoro, bisogna puntare sulle politiche attive. “La formazione professionale – ha precisato – dipende da una pluralità di soggetti che devono fare sistema e a sua volta dialogare con altri soggetti, e infine aprire un tavolo con regione e governo”. Tutti in generale hanno espresso una forte preoccupazione per la mancanza di conoscenze professionali degli italiani che si affacciano (o vorrebbero affacciarsi) nel mondo del lavoro. “In Italia c'è il rischio di deficit delle competenze – ha detto Varbaro – Il 37% dei nostri lavoratori hanno bassi livelli di qualificazione contro il 19% europeo. Dobbiamo usare la crisi, partire dai nostri fallimenti, per fare un costruire una prospettiva sulle nostre politiche del lavoro dei prossimi anni”. Secondo Elio Formosa di Cisl scuola, fondamentale è innanzitutto far capire alle istituzioni e alle imprese cos'è davvero la formazione professionale. La soluzione? “Arrivare a un testo unico sulla formazione che dica chiaramente cos'è e quindi ne armonizzi le attività”.

La Sardegna è stata invece al centro dell'intervento dell'assessore regionale al Lavoro Franco Manca, che ha annunciato un vero e proprio “tsunami del settore della formazione professionale”. Per Manca è infatti necessario “rinnovarla nel metodo e nel merito”, in un'ottica di azione sempre “orientata al dialogo e all'ascolto”. Anche lui è stato impietoso nel descrivere la situazione attuale: “La Sardegna, e Cagliari in particolare, hanno la più alta dispersione scolastica; la nostra ricerca è in basso nelle classifiche nazionali, i nostri giovani sono ultimi per quanto riguarda conoscenze scientifiche, così la nostra università”. Per Manca è necessario migliorare la qualità dell'offerta, innanzitutto diminuendo gli enti accreditati e offrendo un percorso di formazione che sia affiancato da un'esperienza all'interno delle imprese. Con una novità: “La Regione – ha detto Manca – non gestirà direttamente più nessuna attività formativa ma solo la governance”.

Un impegno comune, dunque, per sconfiggere quella che l'Enaip definisce una vera e propria piaga sociale. “Quasi 130 ragazzi in età tra i 14 e i 17 anni nel nostro paese non sono né nella formazione professionale né in un rapporto di lavoro” scrive infatti in una nota. Con una chiara consapevolezza: quella che “istruzione e preparazione dei giovani siano senza dubbio la strada obbligata per uscire da questa crisi”.


Anna Toro


Foto di Roberto Pili

Inserito il 30/01/2010
 
Convegno Enaip Convegno Enaip Ottavio Sanna, presidente regionale delle Acli
Franco Manca, assessore regionale al Lavoro
 
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