L'associazione cittadina Ingegneria senza frontiere entra nel campo-sosta sulla 554 con lo scopo di abbattere i pregiudizi nel nome dell'integrazione anche abitativa
L'ingegnere è una figura molto importante nella cooperazione. Lo sanno bene i ragazzi dell'associazione cagliaritana
Ingegneria senza frontiere (Isf), che spesso hanno affrontato delle tesi di laurea con progetti rivolti a diversi Paesi in via di sviluppo. Poi l'idea: “Perchè non proviamo a concretizzare un progetto qui, vicino a noi? Le realtà disagiate esistono anche nella nostra città”. Il campo rom sulla 554 non ha faticato ad affacciarsi alla mente di questi giovani studenti: non molto dissimile dalle favelas brasiliane o dalle bidonville di Mumbai, sarebbe stato un luogo stimolante per mettere a frutto le loro competenze e idee, e contemporaneamente portare un aiuto a chi ne aveva più bisogno, così come è nell'anima dell'associazione. Non avevano però fatto i conti con un elemento fondamentale: la loro quasi totale ignoranza sulla cultura rom. Ben consci che “quando si studia un intervento urbanistico per una fascia di popolazione bisogna anche sapere come vive e quali sono le sue reali esigenze”, hanno cominciato a entrare nel campo. Da quel momento si è dischiuso loro un mondo completamente nuovo, tutto da conoscere e da scoprire.
Il progetto iniziale. “Tutto è iniziato nel maggio del 2009, a conclusione di un ciclo di conferenze sulla cooperazione allo sviluppo – racconta Mario Porru, 23 anni, presidente di Isf-Cagliari – Così le attività dell'associazione si sono concentrate su due filoni: l'autocostruzione di abitazioni ecostostenibili a basso costo, la formazione e la sensibilizzazione su tecnologie low tech. Dall'unione dei due gruppi è venuta l'idea della creazione di un'abitazione, sempre utilizzando i canoni della bioedilizia, funzionale alle esigenze della popolazione rom”. I problemi non hanno tardato ad affiorare: “Studiando e informandoci – aggiunge Mario - abbiamo visto che, essendo un campo-sosta, per legge non si può costruire una struttura fissa, ma solo smontabile o trasportabile. La sfida è quindi rispettare queste leggi, ma contemporaneamente creare un'abitazione dignitosa, cercando di utilizzare la loro stessa tecnica costruttiva e coinvolgendoli nella realizzazione”.
Il campo. L'impatto umano scaturito dalle loro visite al campo ha però fatto sì che il progetto ingegneristico vero e proprio quasi venisse accantonato. “A lavorarci siamo una decina – racconta Davide Monni, 31 anni, anche lui studente di Ingegneria e membro di Isf – Le prime volte che siamo entrati abbiamo trovato diffidenza da parte loro. Dopotutto, tra articoli di giornale spesso non obiettivi e i pregiudizi della gente duri a morire, è anche normale. Ma ormai ci andiamo abitualmente, una volta a settimana o a volte anche di più. Pian piano ci si sta conoscendo a vicenda”.
Tante le scoperte fatte da questi ragazzi: “E' una popolazione che ha solo doveri e nessun diritto – afferma Mario – Nel campo manca ogni tipo d'intervento di pulizia e di mantenimento. Se noi in città non avessimo tutti i servizi che abbiamo, che lì non ci sono, non saremmo molto diversi da loro”. “Inoltre perchè li chiamiamo nomadi? Non lo sono - interviene Davide – certo, lo diventano dal momento in cui noi li mettiamo in uno spazio che si chiama parcheggio, in cui puoi vivere solo in roulotte e devi essere sempre pronto ad essere sgomberato”. Per Isf, dal punto di vista urbanistico, niente è stato fatto che rispondesse alle loro esigenze: “Lavorano il ferro ma il loro campo è fatto in modo da non permettere questa attività lavorativa – spiega Mario – hanno bisogno di un bagno vicino ad ogni abitazione e invece è stato costruito un unico bagno comune al centro del campo, che alla fine non usano. Ma soprattutto non sono mai stati responsabilizzati di niente, dato che devono sempre esser pronti allo sgombero. Non sono dei santi ma non hanno nemmeno mai avuto la possibilità di farci capire come davvero vorrebbero vivere”.
In azione. I ragazzi sanno bene come vanno le cose: i rom sono a Cagliari da 30 anni eppure la politica non riesce a trovare soluzioni di integrazione (che non significa assimilazione) o perchè li usa come arma elettorale (da una parte e dall'altra) o perchè è più facile ignorarli. Isf vorrebbe abbattere i pregiudizi che da sempre circondano questa popolazione e per questo ha iniziato un percorso formativo e divulgativo che è ben determinata a portare avanti. Innanzitutto è nata una proficua collaborazione con la facoltà di Architettura di Cagliari, in particolare con il corso “Abitare sociale” della professoressa Barbara Cadeddu che ha aderito con entusiasmo al progetto: “Il disagio sociale troppo spesso è alimentato da quello abitativo – ha scritto infatti la docente nel blog di Isf – e noi come architetti, abbiamo il dovere professionale, oltreché civile, di provare a dare delle risposte in termini progettuali a queste forme di povertà e marginalità”. Ma non solo: i ragazzi hanno organizzato visite di studio al campo, conferenze all'Università (ottenendo anche il supporto della loro facoltà, Ingegneria), hanno creato una collaborazione con altre realtà italiane che si occupano di progetti simili, hanno parlato con l'assessore comunale all'Urbanistica Giovanni Campus, con la dottoressa Ada Lai, con l'assistente sociale che si occupa dei rapporti col campo Donatella Addis, ottenendo l'autorizzazione a lavorare al campo e a effettuare uno studio di realizzabilità dei loro progetti.
“Il Comune – spiega Mario – avrebbe in cantiere un progetto di manutenzione straordinaria del campo. Dobbiamo vedere come inserirci in questo contesto. Sempre sperando che non venga sgomberato”. In attesa di capire cosa accadrà, la loro opera di avvicinamento tra la città e i suoi rom prosegue. Tra le ultime iniziative, la creazione di un doposcuola per i bambini, richiesto proprio dagli adulti del campo. “Abbiamo già avuto molte adesioni – termina Mario – ma per chi volesse donare un po' del proprio tempo a questi bambini, basta che ci contatti, anche tramite il nostro sito:
cagliari.isf-italia.org/”.
Anna Toro