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Le associazioni della Carta di Zuri in marcia contro la povertà e per il lavoro  
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  SANITA'
Salute mentale e diritti umani
 
Salute mentale e diritti umani

Se n'è parlato a Cagliari nel corso di un convegno organizzato dall'Asarp per promuovere il Manifesto intitolato: 'Ogni persona per ciò che è nel rispetto della dignità e nella libertà'

La ventisettenne Ilenia soffriva di una compulsione verso il denaro che l'ha portata, tra terapie e ricadute, in un baratro di degrado e perdita della dignità da cui difficilmente sarebbe riuscita a uscire senza un aiuto psicologico adeguato. Amedea invece è malata da 39 anni di epilessia e depressione. Ha sempre lottato per la sua autonomia ma è stata spesso ricoverata e, in taluni casi, persino “contenuta” all'interno delle strutture che si occupano di persone con disagi psichici.
Sono solo alcune delle esperienza raccontate dagli stessi malati nel corso dell'incontro “Salute mentale e diritti umani” tenutasi sabato all'Hotel Mediterraneo di Cagliari. Presieduto dalla presidente dell'Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e dell'Asarp (Associazione sarda per l'attuazione della Riforma psichiatrica) Gisella Trincas, il dibattito aveva come scopo quello di discutere della salute mentale in Sardegna a partire dai dieci punti del Manifesto intitolato “Ogni persona per ciò che è nel rispetto della dignità e nella libertà”, con cui l'Unasam si rivolge alle autorità politiche, alle istituzioni e ai cittadini affinché si affrontino con decisione i problemi della salute mentale. Problemi che, nel linguaggio freddo e burocratico della politica, possono sembrare astratti e lontani ma che, come hanno dimostrato le testimonianze coraggiose e dirette degli stessi sfortunati che li hanno vissuti, toccano moltissime persone attorno a noi, quando non ci riguardano direttamente.
La situazione in Sardegna. I dieci punti del manifesto sono stati elaborati non solo nella prospettiva delle cure mediche, ma anche della restituzione alle donne e agli uomini che vivono in questa condizione di sofferenza, dei diritti di cittadinanza quali: il diritto al lavoro, alla casa, alle relazioni affettive, il diritto “a una vita conforme alle proprie attitudini e alle proprie capacità e potenzialità”. Secondo l'Asarp, in Sardegna molto è stato fatto da quando, vent'anni fa, il consiglio regionale aveva accolto la loro petizione popolare impegnandosi così a sostenere quanto da loro rivendicato: servizi territoriali di salute mentale aperti 24 ore su 24, realizzazione di strutture alternative al ricovero ospedaliero e/o all'abbandono. Ultimamente, però, è stata registrata una “preoccupante stasi, se non un arretramento nel processo di miglioramento dei servizi territoriali”. La giunta Cappellacci, infatti, con una delibera dello scorso agosto, ha bloccato il precedente Piano sanitario regionale “perchè ideologico, perché poco clinico-sanitario, perché troppo centrato sui bisogni dei 'pazienti' e non sulla loro malattia”. Avrebbe poi soppresso la Commissione regionale sulla salute mentale, sostituendola con una Commissione psichiatrica costituita solo da psichiatri e da uno psicologo. L'Asarp teme quindi il “ritorno prepotente delle psichiatrie più impresentabili, dell’indebolimento dei diritti delle persone, della negazione delle straordinarie prospettive di ripresa che le persone hanno faticosamente conquistato”.
Le risposte della politica. Una presa d'impegno è arrivata dalla Commissione regionale Sanità e assistenza sociale per bocca del suo vicepresidente Marco Espa che ha assicurato: “Il Consiglio regionale ha finalmente iniziato ad ascoltare le istanze dell'Associazione”. Affermando la necessità di costruire sul lavoro precedente senza azzerare ogni volta i buoni risultati raggiunti, Espa ha sottolineato l'importanza di riconoscere non solo le competenze mediche ma anche quelle sociali, come l'impegno delle associazioni, delle famiglie, dei partiti. “La salute mentale non si riduce a gioco politico – ha detto – Qui si sta parlando di diritti umani fondamentali, e i diritti umani non hanno colore”. Il presidente della Confederazione sindacale sarda Giacomo Meloni ha aggiunto che “c'è ancora molta strada da fare visto che nei contratti nazionali non si fa nemmeno cenno a coloro che vengono recuperati dopo un percorso di malattia mentale”. Secondo Meloni, infatti, il lavoro è uno dei principali strumenti del recupero sociale di qualsiasi persona. Infine il consigliere provinciale Antonello Murgia ha sottolineato l'accanimento neoliberista nella sanità, sostenendo che si tratta di “un settore dove il privato è fonte di peggioramento della qualità e di maggiori costi”.
L'inchiesta sulla Casamatta di Quartu. Durante il convegno, Espa, Meloni, ma anche tutti gli altri presenti, ne hanno approfittato per stringersi attorno a Gisella Trincas, che recentemente è stata iscritta al registro degli indagati. L'accusa: in qualità di presidente dell'Asarp, l'associazione che ha in gestione la Casamatta di Quartu, avrebbe “esercitato abusivamente la professione di medico in quanto somministrava, e consentiva che fossero somministrate da personale dipendente privo di abilitazione, psicofarmaci ai pazienti della struttura”. La Trincas ha sempre respinto tutte le accuse spiegando che sarebbero legate alle prescrizioni dei medici che indicano un determinato farmaco con precisi dosaggi quando il paziente lo richieda: somministrazione definita “al bisogno”. Ha affermato che la struttura custodisce una sorta di diario di bordo in cui vengono annotate le consegne infermieristiche e le schede di ogni paziente, tutto insomma è monitorato e avviene sotto il controllo dei medici curanti. L'inchiesta sulla Casamatta è stata avviata nel luglio scorso in seguito all'esposto presentato da uno psichiatra del Santissima Trinità, ma la solidarietà verso la presidente dell'Asarp è arrivata immediatamente da più parti. “Ora aspettiamo l'esito delle indagini – ha detto Espa sabato – anche se ho toccato con mano l'immenso lavoro fatto da Gisella in questi anni, continuo a seguire i suoi percorsi e mi sento di dire: sono da questa parte”.
La misteriosa morte di Giuseppe Casu. Presente sabato anche Natasha Casu, la figlia di Giuseppe Casu, ambulante quartese morto nel reparto psichiatrico del SS. Trinità di Cagliari nel 2006, dopo esser stato forzatamente ricoverato ed essere rimasto per sette giorni legato e sedato. Dal giorno della morte, avvenuta la mattina del 22 giugno, Natasha continua a combattere per la verità, ottenendo un'indagine interna della Asl che, per prima, ha accertato che il trattamento riservato al signor Casu è stato “inaccettabile sotto il profilo clinico oltre che etico”. Ma la sua battaglia non è ancora finita. Mentre raccontava la sua storia, la Casu si è rivolta ai numerosi giovani presenti affermando l'importanza di informarsi sul disagio mentale mettendosi in gioco in prima persona. “Non basta sapere di avere dei diritti – ha detto – bisogna anche lottare perché vengano rispettati. Quello che è accaduto a mio padre, infatti, potrebbe accadere a ognuno di noi”.

Anna Toro

Inserito il 07/12/2009
 
 
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