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  POLITICA
Silvio Lai è il nuovo segretario del PD sardo
 
Silvio Lai è il nuovo segretario del PD sardo

Unità e pluralità: la sfida di Silvio Lai, neo-eletto segretario del Partito Democratico in Sardegna. La strategia del dialogo, il patto di coesione, gli ideali del più giovane segretario che la storia del partito ricordi nell'isola.

Dopo la tormentata stagione delle divisioni interne, dopo la vittoria del centro-destra alle ultime regionali, dopo il serrato confronto delle primarie, il PD sardo sembra finalmente pronto a voltare pagina e ad affrontare le sfide del futuro con un nuovo spirito costituente, una nuova organizzazione, una nuova apertura verso possibili alleati: partiti politici, sindacati, espressioni organizzate della società civile.

L’uomo del dialogo è Silvio Lai, 43 anni, eletto alla segreteria del partito il 25 ottobre con oltre il 52% di preferenze sugli sfidanti Francesca Barracciu e Gianpaolo Diana, che ha voluto accanto al momento della proclamazione e con cui dice di voler costruire, unitariamente, il grande partito della svolta.
Bersaniano, cattolico, proveniente dall’area DS Cristiano-Sociali, poi consigliere regionale del PD, Lai ha frequentato a lungo il mondo dell’associazionismo essendo stato per sette anni, dal 1992 al ’99, Presidente Regionale delle Acli della Sardegna. Di quella stagione ricorda la ricchezza dell’esperienza umana ed i fondamenti dell’educazione sociale e civile che hanno costituito la base del suo successivo impegno in politica. “Due percorsi, quello politico e quello associativo, alternativi ma per certi versi complementari” spiega Lai, poiché entrambi si riconoscono nella ricerca del bene superiore della collettività attraverso la democrazia, il progresso e la partecipazione sociale”. Una ricerca sempre più ardua, in questi tempi in cui la fiducia dei cittadini verso la politica, le istituzioni e la giustizia sembra vacillare, come ha dimostrato l’anticipazione dei dati dell’ultimo rapporto IARES- Osservatorio Sociale e Civile della Sardegna per il 2009.
Quello a cui si assiste è il principio di uno sfaldamento sociale che per il neo-segretario Lai va arginato con un uno sforzo di coesione a tutti i livelli, dentro le istituzioni ma anche fra queste e i diversi stakeholders intermedi: rappresentanze sindacali e di categoria, magistratura, media, istituzioni religiose, mondo della cultura e del terzo settore. Una proposta per un nuovo patto di cittadinanza, in quelli che Lai ha definito “stati generali del cambiamento”.
D- La sua segreteria nasce all’insegna del dialogo sui grandi temi. Quale concertazione intravede con l’attuale maggioranza alla luce di provvedimenti come la legge sul rilancio dell’edilizia, della gestione della vicenda Eni-Porto Torres o rispetto all’idea di riforma sanitaria che scorpora gli ospedali dalle macroaree e crea nuove aziende autonome?
R- E’ evidente che i colpi di mano non ci possono trovare d’accordo. Tuttavia gli arretramenti su conquiste già acquisite non ci devono scoraggiare, né devono costituire un’ alibi per la rinuncia ad un dialogo che abbia un orizzonte più ampio. Abbiamo davanti grandi sfide che supereremo, come “sistema regione”, solo se riusciremo a costruire una via d’uscita oltre gli schemi della dialettica fra maggioranza e opposizione. Penso ad esempio al comparto dell’ istruzione, o ad altri settori per cui la regionalizzazione rischia di trasformarsi in un boomerang, a meno che non intervenga un patto coesivo forte fra istituzioni e interlocutori sociali. La vicenda di Portotorres ci dimostra una volta di più che occorre riscrivere le regole della concertazione, alla ricerca di una nuova sintesi unitaria che veda tutti i protagonisti partecipi del proprio futuro per programmare uno sviluppo durevole.

D- Nel suo sito ufficiale, appena ristrutturato, compare una lucida riflessione di Giuseppe Dossetti sulla politica italiana. Lei condivide con Dossetti la preoccupazione per una notte della democrazia e per una deriva delle regole imperniata sulla figura del grande seduttore?

R- Dossetti svolse quest’analisi nel 1994, prendendo a prestito, nella commemorazione a Lazzati, la figura della sentinella che scruta nella notte tratta dal libro del profeta Isaia. Anche allora, come oggi, diversi tentativi di modifica della carta costituzionale sembravano mettere a rischio il patto fondativo della nazione. Al di là dei possibili riferimenti all’attualità politica e alle sue ombre, il messaggio che dobbiamo cogliere è quello della perseveranza. Come le sentinelle che ci hanno preceduto, come i padri della patria Lazzati e Dossetti, senza provare angoscia nel buio del presente dobbiamo continuare a vigilare attentamente, a custodire i nostri principi valoriali per scacciare le ombre lunghe e tornare all’alba di una democrazia matura, solidale, partecipativa.

D- Lei è stato di recente l’animatore della Seconda edizione della Scuola di formazione politica delle Acli della Sardegna, da cui proviene anche la proposta dei cosiddetti “circoli del bene comune”. Prove generali del nuovo esperimento di dialogo bipartisan?
R- Non bisogna caricare queste esperienze di un peso che rischierebbe di stravolgerne l’identità e di comprometterne lo sviluppo. La politica deve continuare a fare la politica. I circoli, coordinati da un livello regionale superiore possono rappresentare un interessante esperimento di sussidiarietà, fondata, secondo le recenti indicazioni dell’Enciclica "Caritas in Veritate", sulla persona umana e sul ruolo della comunità.

D- Politica, società e ruolo dei media. Ovvero come riuscire a dialogare con l’opinione pubblica in una regione dove non sempre i fatti diventano notizie e dove permane un pervasivo conflitto d’interessi extraeditoriale.
R- Trovando strade nuove, che oggi ci sono. Di fronte all’irrigidimento crescente dei media tradizionali, cresce l’attitudine dei cittadini a moltiplicare le proprie fonti d’informazione attraverso internet, blog e social network. Che riescono a formare e muovere l’opinione pubblica al di là delle barriere dei media “controllati”. In Francia, il passaparola e l’indignazione crescente sono riusciti a bloccare la candidatura di Jean Sarkozy a l’EPAD, l’ente pubblico che gestisce il complesso finanziario della Defence... La democrazia dell’informazione via web presto colmerà il gap con la carta stampata, poiché gli utilizzatori della rete sono in costante aumento. I media tradizionali dovranno adattarsi, o verranno travolti. Allo stesso tempo cresce dentro la categoria giornalistica una nuova coscienza di ruolo che sempre più spesso si traduce in resistenza all’assuefazione.

D- Morale pubblica e morale privata, una questione trasversale che impone alla politica un ripensamento del proprio ruolo di rappresentanza. Come già diceva Berlinguer “i partiti non sono più organizzatori del popolo, formazioni che promuovono la maturazione civile e l’iniziativa. Sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e un sotto-boss”.

R- Berlinguer è stato il portatore di una moralità generale dei costumi, di una visione superiore della politica, dell’impegno e della vita. E tuttavia già dai tempi dell’intervista a Scalfari si poneva il quesito della cosiddetta “questione morale”. Ossia di uno Stato soffocato dai clientelarismi di partito, dai livelli di governo via via a scendere fino a quelli locali, paralizzato trasversalmente nelle istituzioni, nell’economia, nell’editoria, ovunque.
Oggi il primato della rappresentanza, lungi dall’esser vissuto con onore e responsabilità da chi lo esercita in nome del popolo sovrano, si confonde col mito nichilista del super-uomo arrivando a teorizzare e l’ingiudicabilità del primus super pares e la liceità di ogni comportamento privato. E tuttavia sarebbe un errore immaginare che questo decadimento riguardi solo le classi dirigenti e non l’intera collettività nazionale. Alle radici del problema c’è l’individualismo senza regole di una società che ha perso i suoi valori di riferimento, di coesione, di solidarietà, di appartenenza. Manca un senso superiore di cittadinanza, di patria perfino, che riconosca nel progresso della collettività il fondamento del progresso individuale. Il futuro richiederà la fondazione di una nuova etica dell’impegno, a livello individuale e collettivo, che sia alla base dell’ispirazione delle politiche sociali ed economiche del paese. Un paese in cui anche la politica sappia riconquistare un’anima e una credibilità, facendosi portatrice di valori sostanziali, non più fatti di apparenza da reality show.

Paola Pintus

Inserito il 31/10/2009
 
 
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