Anche i politici sardi aderiscono alla proposta dei Radicali. L'associazione Antigone, che da tempo denuncia la terribile condizione delle carceri italiane, chiede che alla visita seguano scelte politiche coerenti
Più di centocinquanta politici italiani, tra deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali appartenenti a tutti gli schieramenti, visiteranno tra oggi e domenica le 221 carceri del Paese. Anche in Sardegna le adesioni sono state molte: oggi Donatella Ferranti e Amalia Schirru (deputate del Pd ) visiteranno l'istituto minorile di Quartucciu, mentre Mario Mauro (europarlamentare del Pdl) sarà nel carcere di Macomer; domani, giorno di Ferragosto, Guido Melis, deputato del PD, visiterà il carcere San Sebastiano di Sassari, Guido Galperti e il senatore del PD Gian Piero Scanu visiteranno Badu 'e Carros, a Nuoro, mentre Emerenzio Barbieri (Pdl) sarà nel penitenziario di Alghero, Roberto Rao (Udc) alla casa circondariale di Buoncammino, a Cagliari, e il consigliere regionale Chicco Porcu (PD) nella colonia penale di Is Arenas.
L’iniziativa, nata da una proposta di Rita Bernardini, portavoce dei Radicali, si svolge a pochi giorni dalla condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per la detenzione di un cittadino bosniaco in condizioni disumane. Quello giunto a Strasburgo, in realtà, non solo non è un caso isolato, ma di fatto rispecchia la norma nell'attuale sistema carcerario, dove il sovraffollamento delle celle costringe ciascun detenuto a vivere in uno spazio inferiore ai quattro metri quadri (lo spazio minimo stabilito dalle norme comunitarie).
La popolazione negli istituti di pena cresce ad un ritmo di mille unità al mese, senza che a questo corrisponda un aumento dei reati. Come ha ricordato di recente Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, il ricorso alla custodia cautelare in carcere, soprattutto nei confronti degli extracomunitari, riguarda ormai la maggior parte dei casi di detenzione (il 51%, un dato inferiore solo a quello della Turchia) e le nuove norme del decreto sicurezza, a cominciare dall’introduzione del reato di clandestinità, contribuiscono inevitabilmente ad aggravare la situazione.
Nel proporre ai diversi schieramenti politici l’iniziativa dei Radicali, Rita Bernardini ha ricordato i dati più inquietanti che giungono dalle carceri e che riguardano il numero dei decessi avvenuti dall’inizio di quest'anno: quasi cento in soli sette mesi (una media di uno ogni due giorni), e in almeno trentacinque casi si tratta di suicidi. Se da un lato si registra un aumento vertiginoso delle morti per malattia e per gravi infezioni contratte in carcere, dall'altro il numero di coloro che scelgono di togliersi la vita piuttosto che sopportare la prigionia può forse far intuire il grado di sofferenza e disperazione cui si giunge negli istituti di pena italiani: nella maggior parte dei casi, chi si uccide è un detenuto in attesa di giudizio, quasi sempre giovane e in galera da pochi giorni.
Secondo Gonnella, almeno 63.500 detenuti si trovano in condizioni identiche o peggiori a quelle del caso giudicato dalla Corte europea. Per non ridursi ad una trovata mediatica o ad un’occasione per sgravarsi la coscienza, sostiene il presidente di Antigone, la visita dei politici alle carceri deve essere seguita da scelte coerenti, molto diverse da quelle messe in pratica negli ultimi tempi.
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