Condanna dal mondo del Terzo Settore per il decreto approvato ieri al Senato. Secondo le associazioni, il provvedimento accrescerà l'insicurezza e favorirà la discriminazione
Il disegno di legge sulla sicurezza è stato approvato ieri al Senato con il voto di fiducia. Già oggetto di aspre critiche da parte del mondo del volontariato e dell’associazionismo, il decreto è dunque divenuto legge e le reazioni non si sono fatte attendere. Durissima la dichiarazione di Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore: ''Il Governo dovrà assumersi la responsabilità per aver voluto favorire, nei fatti e nelle intenzioni, un clima pericoloso di paura e di sospetto che alimenterà la clandestinità anziché combatterla, renderà gli immigrati irregolari ancora più invisibili, soprattutto sui posti di lavoro, provocherà forti limitazioni nell'esercizio dei diritti fondamentali, complicando la vita degli stessi immigrati regolarmente residenti''. Altrettanto netta la posizione di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e fondatore del Gruppo Abele: "Non sicurezza, crudeltà. Non c'è altra parola per definire questo accanimento contro chi fugge dalla miseria, dalla discriminazione, dall'oppressione, dalle guerre".
Il giudizio generalmente espresso dalle associazioni è questo: le nuove norme, ammantate dalla retorica sulla sicurezza, sono in realtà inutili vessazioni nei confronti degli stranieri, segni di una politica che rinuncia ad ogni sforzo d'integrazione. Se da un lato si contesta l’efficacia del provvedimento ai fini di una maggiore sicurezza, dall’altro se ne segnalano gli aspetti deliberatamente vessatori, i più evidenti dei quali riguardano certe novità burocratiche: da oggi le pratiche necessarie per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno costeranno all’immigrato dagli 80 ai 200 euro di tasse e i ricongiungimenti familiari richiederanno il doppio degli attuali tempi di attesa.
Già queste norme amministrative, che coinvolgono tanto gli immigrati regolari quanto quelli che vogliono essere regolarizzati, appaiono non solo inutili ma controproducenti , giacché scoraggiano proprio quei migranti che intendono vivere e lavorare in Italia legalmente. Ma le critiche maggiori riguardano il cuore del pacchetto sicurezza: l’introduzione del reato di clandestinità. Ad essere sanzionato, in base alla nuova legge, non sarà un atto compiuto dalla persona ma il suo status. Più voci definiscono questa una vera aberrazione giuridica, contraria alle convenzioni internazionali sul diritto dei rifugiati e alla stessa Costituzione italiana. La pena prevista dal provvedimento era inizialmente il carcere, ma nel testo definitivo si parla di una sanzione pecuniaria da 5 a 10 mila euro cui si aggiunge l’espulsione. Come fa notare Andrea Olivero, "la sanzione dovrà tuttavia essere comminata da un giudice e, per quanto semplificati, ci dovranno essere almeno un milione di processi, perché tanti sono i clandestini". Inoltre, i figli di stranieri privi di permesso di soggiorno non potranno essere iscritti all’anagrafe, il che implica l'impossibilità di rivolgersi a servizi pubblici come quelli sanitari. In questo caso, alla negazione di un diritto essenziale si aggiunge un grave rischio per la salute collettiva.
Critiche analoghe suscita il permesso di soggiorno a punti: una norma che sembra trasformare il diritto in una condizione precaria, perennemente revocabile. Un nodo irrisolto come quello che riguarda la sorte di chi ospita o dà in affitto una casa a degli immigrati irregolari. La pena prevista arriva fino a tre anni di carcere, ma, come ricorda Olivero, "questa è la condizione di mezzo milione di famiglie italiane che ospitano altrettante badanti clandestine".
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