Presentati i due rapporti del CRENoS e di Bankitalia sull'economia dell'isola, che fotografano un quadro di forte stagnazione. La ripresa non prima della fine del 2010, ma intanto da dove ripartire? Conoscenza, infrastrutture, ricerca le chiavi per uscire prima dal tunnel. Con uno sguardo al Mediterraneo.
Investire in conoscenza e tecnologia per uscire dalla crisi. Istruzione, ricerca e innovazione sembrano essere i principali ingredienti in grado di rilanciare la scommessa dello sviluppo e della crescita, in Europa come in Sardegna. E’ quanto emerge dall’analisi dei rapporti annuali del CRENoS e della Banca d’Italia sullo stato di salute dell’economia isolana: il primo -giunto ormai alla sedicesima edizione- è stato presentato il 29 maggio a Cagliari, mentre il secondo -curato dal Servizio Studi Economici della sede regionale di Banca d’Italia- è datato 10 giugno e si basa su un rilevamento condotto fra i mesi di marzo ed aprile su un campione di circa 150 imprese dei settori industria, servizi, costruzioni. L’analisi delI’ Istituto bancario si concentra soprattutto sui riflessi della crisi finanziaria mondiale nell’isola e colloca i primi segnali di ripresa non prima della primavera 2010.
Maggiormente esposto il settore della grande industria, che nell’ultimo scorcio del 2008 vede in netto calo produttività, investimenti e livelli occupazionali, a causa dei suoi forti legami con il ciclo dell’economia internazionale. Il rallentamento ha interessato principalmente i poli della chimica e della lavorazione di metalli, sensibili alla variazione degli ordinativi esteri. Gli investimenti delle imprese regionali sono aumentati del 2,2 per cento in termini nominali, contro il 6,5 e il 18 per cento rispettivamente del 2007 e del 2006. E nel 2009 gli operatori prevedono un’accumulazione di capitale inferiore rispetto a quella del 2008. Allarmante anche il dato disgregato dell’export isolano: se si esclude il comparto petrolifero, si ottiene un segno meno per le vendite della meccanica, della chimica e della metallurgia, per un totale di quasi dieci punti di perdita. In calo anche il settore edilizia e costruzioni per la minore domanda di abitazioni da parte delle famiglie, ma anche per la mancanza di progettualità e realizzazione delle opere pubbliche.
Complessivamente, il rallentamento dell’economia ha inciso sull’evoluzione del mercato del lavoro: nel 2008 l’occupazione si è ridotta dello 0,3 per cento dopo la crescita ininterrotta degli anni dal 2004 in poi. Il peggioramento si è manifestato particolarmente nel terzo e quarto trimestre, evidenziandosi nella crescita del tasso di disoccupazione: dal 9,9 al 12,2 per cento su base annua. Tra le provincie che più risentono della crisi quelle di Cagliari e Sassari con i loro poli industriali che hanno fatto registrare un'alta crescita del ricorso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione: 170% in più a Cagliari, 200% in più a Sassari).
Come uscire dalla crisi? Esiste una “via di fuga locale” per riagganciare il treno dello sviluppo e della crescita? Nessuna ricetta pronta all’uso, ma in attesa che sul fronte “globale” si manifestino i primi segnali di inversione si può forse partire da alcuni indicatori per un ragionamento prospettico che ci aiuti a capire come e da dove ripartire. Il CRENoS, Centro di Ricerche Nord-Sud, da sedici anni analizza le tendenze dell’economia sarda con sguardo rivolto all’Europa e al Mediterraneo. Emergono le lacune di una progettazione infrastrutturale complessivamente debole, che al di là delle capacità d’ impresa, incide negativamente sulla competitività del sistema isolano, a partire dall’energia e dai trasporti. La competitività è bassa, ed anche la produttività, perché oltre alla carenza di materie prime l’isola fa i conti con la mancanza dei cosiddetti "fattori di produttività di lungo periodo", cioè quei fattori che concorrono a determinare la capacità di produrre reddito, e quindi ricchezza: infrastrutture, capitale umano, capacità tecnologica e innovazione.
Nei servizi invece il settore pubblico appare meno compromesso che in altre realtà italiane: i comuni sardi spendono mediamente di più di quelli del meridione d’Italia, ma anche la qualità dell’offerta è mediamente superiore. La Sardegna risulta addirittura nel novero delle Regioni virtuose nell’ambito della spesa sanitaria, dove sono stati registrati negli ultimi anni significativi progressi, soprattutto con la normalizzazione della spesa farmaceutica, mentre permangono criticità nell’elevato tasso di ospedalizzazione unito ad un eccesso di posti letto per malattie in fase acuta. Note in chiaroscuro dal turismo, dove l’isola presenta una lieve flessione, che segue però a un 2007 di straordinaria crescita: più in alto della media italiana e di quella del Mezzogiorno. E sul fronte della Ricerca e dell’innovazione, la forte vitalità dimostrata dall’esperienza degli incubatori d’impresa tecnologici e biofarmaceutica, finora adeguatamente sostenuta dall’investimento pubblico, necessita di però ulteriori spinte da capitali privati, per la creazione di una vera e propria filiera locale capace di produrre brevetti, ricchezza e indotto. Da dove ripartire dunque?
"Innanzitutto - ha spiegato Stefano Usai, direttore Crenos- bisogna cercare di difendere la struttura industriale, specie nel comparto del turismo e in quello agroalimentare. Poi fare investimenti a lungo periodo". Infrastrutture, porti, fonti energetiche, ricerca, innovazione. La Sardegna non può guardarsi indietro ma deve continuare caparbiamente a perseguire la via dello sviluppo, a partire dal proprio capitale umano: dalla riqualificazione professionale dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro alla creazione di nuova classe dirigente ed imprenditoriale. Siamo ancora la regione con la più bassa percentuale di laureati, in pochi usiamo internet, in pochissimi parliamo l’inglese, il francese o l’arabo. Eppure il futuro è lì al di là del mare, in quello che Fernand Braudel definiva felicemente il “Villaggio Mediterraneo”: una comunità in cui sempre di più si sviluppano strette sinergie di tipo politico, economico, sociale, culturale. La scommessa è già in corso ed ha avuto inizio con l’esperimento Meda (partnership mediterranea dell’Unione Europea che include Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Siria, Marocco, Tunisia, Turchia e con la Libia in qualità di Osservatore). Ad essa si è aggiunta la recente iniziativa, datata 2008 e promossa dal Governo Sarkozy, de l’”Unione per il Mediterraneo”. In Sardegna abbiamo la sede dell’Enpi (European Neighbourhood and Partnership Instrument), che dal 1 gennaio 2007 è lo strumento di vicinato e partenariato che sostituisce il Progetto Meda. Il Programma Enpi, di cui la Regione è Autorità di Gestione Comune, è finalizzato al consolidamento della cooperazione ed integrazione economica tra l’Unione Europea e i paesi partner e, in particolare, l’attuazione di accordi di partenariato e di cooperazione, di associazione ecc. Undicimila centoottantuno milioni di euro a disposizione per il periodo 2007-13. Su questo nodo strategico si gioca anche il futuro dell’isola nel crocevia che dalla Libia porta al Continente Europeo. Il superamento della crisi non si basa sulla vecchia ricetta dell’edilizia abitativa che rischia solo di produrre una nuova bolla speculativa sull’impronta di quanto già vissuto non solo negli Usa, ma nella vicina Irlanda. Tanto più in un momento in cui l’indebitamento dei sardi frena ulteriormente la spinta all’acquisto di nuove case. Il paventato allentamento dei vincoli paesaggistici potrà produrre come unico effetto il crollo nel lungo periodo della competitività dell’offerta turistico- ambientale, ed una nuova e più pesante crisi di comparto. Occorre anche nel difficile presente conservare la lungimiranza la consapevolezza del contesto di sistema per programmare i necessari interventi infrastrutturali utili a inserirsi nella corsa del mercato mediterraneo. Un onere ed una sfida importante per i decisori politici della nostra regione, che troppo spesso ed anche recentemente, con il mancato scorporo dei collegi delle Isole, hanno perso l’occasione di esprimere una forte rappresentanza nelle sedi decisionali europee.
Paola Pintus
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