Il carcere imprigiona il corpo ma anche lanima
e il pensiero. Per questo è sempre utile incentivare attività di carattere culturale e sportivo. Il buon esempio arriva dal
carcere di San Sebastiano
a Sassari dove è stata organizzata laterza edizione del torneo di calcetto cui partecipano
detenuti,poliziotti, giornalisti e secondini. Una manifestazione che per certiversi ha dellincredibile visto che, normalmente,
concepiamo questecategorie di persone come contrapposte le une alle altre.
Lideatore del torneo, Luciano Piras,
sovrintendente della Polizia Penitenziaria, spiega quanto il clima allinterno del carcere sia cambiato rispetto ad alcuni anni fa,
quando esplose lo scandalo legato ai gravi atti di violenza perpetrati allinterno della struttura. Quando Piras propose lidea di
far giocare insieme detenuti e forze dellordine non raccolse molte adesioni eppure, oggi, si è arrivati alla terza edizione grazie
anche alla direttrice Patrizia Incollu che ha dato il proprio benestare per lo svolgimento della manifestazione sottolineandone il
valore risocializzante. La costituzione delle due squadre dei detenuti è stata affidata ai tecnici Gianni Saba e Rossella
Soriga che hanno selezionato due squadre da dieci con linserimento di due riserve in più perchè, rispetto alle altre compagini,
esiste la possibilità di defezioni legate a spostamenti di sede e scarcerazioni. Con ladesione di Forze dellOrdine, Enti e
Istituzioni cittadine sono stati formati tre gironi allitaliana da cui verranno fuori le migliori otto squadre che si
affronteranno ai quarti. In via Cavour, in questi giorni, nessuno verrà "assordato dal silenzio malinconico proveniente dalle
celle ma verrà sicuramente distratto da urla di incitamento, da applausi e dai fischi dellarbitro. Il senso di manifestazioni
simili risiede nel contributo che ne può derivare in termini di reinserimento sociale delle persone recluse cui, peraltro, viene
consegnata una struttura detentiva meno alienante. E' un torneo, questo, in cui non si vince niente se non una sincera stretta
di mano e la certezza di aver regalato attimi di libertà e speranza ai detenuti. Un calcio ad un pallone e, almeno per qualche
istante, la vita torna a sorridere. Stefano Asara
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